Il 4 settembre 2026 Orionx, uno dei principali exchange di criptovalute del Cile, ha chiuso i battenti. Non con un comunicato prudente, ma con un'accusa diretta: gli ex soci fondatori avrebbero sottratto milioni di dollari ai clienti. Dietro quella chiusura c'è un dettaglio che nessuno, fino ad ora, aveva messo abbastanza in evidenza: quindici mesi prima del collasso, a giugno 2025, Tether aveva guidato in esclusiva il round di finanziamento Serie A della piattaforma. L'azienda dietro USDT, la stablecoin più usata al mondo, aveva scelto di scommettere su un exchange che nel frattempo operava fuori da qualsiasi supervisione regolatoria in Cile — e che oggi è al centro di una querella penale per amministrazione infedele.
Questa è la ricostruzione di cosa è successo, con nomi, cifre e date, basata su querela penale, audit forensi e le dichiarazioni pubbliche delle parti coinvolte.
Il buco da 6 milioni scoperto per caso
La storia comincia il 27 agosto 2026. Thomas Mac Millan, chief operating officer di Orionx assunto a marzo 2025 sotto la nuova guida del CEO Joel Vainstein (cofondatore dell'azienda, in carica da gennaio 2025), si accorge di uno scostamento tra i saldi registrati nel sistema interno e le disponibilità reali in custodia. Non un errore di arrotondamento: un buco che verrà quantificato con precisione chirurgica in sede di querela in 6.066.152,65 dollari.
Orionx attiva un comitato ad hoc interno e commissiona un audit forense esterno. I risultati arrivano rapidamente: il 2 settembre 2026 l'azienda presenta una querela penale contro due ex dirigenti — Roberto Zibert, ex gerente generale, e Joaquín Díaz, ex responsabile tecnologia — per amministrazione infedele (administración desleal). Due giorni dopo, il 4 settembre, Orionx annuncia pubblicamente la chiusura della piattaforma e la denuncia al Ministerio Público cileno, accusando gli ex soci di irregolarità per oltre 7 milioni di dollari (fonte: La Tercera, autore Maximiliano Villena, due articoli del 4/9/2026).
Un dettaglio non secondario: secondo la dichiarazione della Comisión para el Mercado Financiero (CMF), il regolatore finanziario cileno, rappresentata da Catherine Tornel, Orionx aveva già visto respinta la propria richiesta di autorizzazione sotto la nuova Legge FinTech a giugno 2026 — appena due mesi prima del collasso. In altre parole, quando il buco è stato scoperto, Orionx operava già fuori dal perimetro di vigilanza finanziaria formale.
Le tracce sulla blockchain: BTC, ETH, USDT verso wallet personali
La parte più solida dell'inchiesta — perché verificabile, non un'opinione — è la ricostruzione on-chain contenuta nella querela penale e riportata da La Tercera. Ecco cosa emerge:
- Roberto Zibert aveva un proprio conto Binance che ha permesso agli investigatori di tracciare movimenti verso wallet intestati a "Incremental" e "Luis Zibert".
- L'account comisiones@orionx.com, che secondo la struttura interna dell'azienda avrebbe dovuto gestire solo il flusso ordinario delle piccole commissioni operative, risulta invece usato per movimentare quantità anomale di bitcoin.
- L'account coldstorage@orionx.com — il caveau digitale dell'exchange — mostra un movimento sospetto di 70 BTC e, in una data specifica, il 4 febbraio 2021, un trasferimento di 30 BTC verso un hot wallet su Celsius, la piattaforma di lending crypto poi fallita nel 2022.
- Attraverso il conto di Zibert su Celsius combinato con comisiones@orionx.com, risultano trasferiti complessivamente 79 BTC verso un conto non identificato. Il dettaglio che rende sospetto questo movimento, secondo la querela, è che Orionx non ha mai avuto un conto aziendale ufficiale su Celsius: quel canale, quindi, non doveva esistere.
- Dal conto robert@orionx.com su Binance, i wallet "Luis Zibert"/"Incremental" hanno ricevuto multipli trasferimenti provenienti dal "Trezor Orionx Cold Wallet" — il caveau hardware dell'azienda — per un totale di 187 ETH, 4.146.643 USDT e 200.000 USDC.
- Una wallet riconducibile a Joaquín Díaz, etichettata "Binance Joaco", ha ricevuto oltre 1,5 milioni di dollari in 14 transazioni distinte. Díaz, secondo quanto riportato, ha ammesso che il conto era suo, aggiungendo però che veniva utilizzato anche da un ex dipendente, Juan José Merino.
- Un'ulteriore wallet, attiva tra il 28 marzo e il 24 dicembre 2021, ha ricevuto oltre 1,3 milioni di dollari.
Il periodo in cui si concentrano queste operazioni sospette va dal 2018 al 2021 — quindi anni prima della scoperta, un dettaglio che solleva la domanda su come sia stato possibile che simili movimenti restassero invisibili così a lungo ai controlli interni.
L'audit forense: il sistema mentiva sui saldi reali
L'audit commissionato da Orionx ha messo a confronto la contabilità interna dell'azienda — cioè quello che il sistema mostrava ai clienti come saldo disponibile — con l'effettiva disponibilità on-chain, verificabile pubblicamente sulle blockchain di quattro criptovalute: bitcoin, ether, XRP (Ripple) e Polygon.
Il risultato è netto: in tutti e quattro i casi, il saldo dichiarato dal sistema interno risultava superiore a quello reale in custodia. Le differenze, secondo l'audit:
- Bitcoin (BTC): 3.933.950,65 dollari
- Ethereum (ETH): 2.286.474,58 dollari
- XRP: 762.016,60 dollari
- Polygon: 201,39 dollari
La querela ipotizza che il buco complessivo — appunto 6.066.152,65 dollari — sia il frutto di una combinazione tra sottrazione diretta di fondi e perdite di trading accumulate da parte di dipendenti, senza che venissero mai riportate né corrette nei bilanci interni.
Il legame con Tether: un'esclusiva da 15 mesi prima del crollo
Qui arriva l'elemento che rende questa storia diversa da un normale caso di frode interna in un exchange regionale: a giugno 2025 — circa quindici mesi prima della chiusura — Tether ha guidato in esclusiva il round di finanziamento Serie A di Orionx (fonte: Cointelegraph, rilanciato da Lookonchain). Tether è l'emittente di USDT, la stablecoin più capitalizzata e più scambiata al mondo, e uno degli attori più influenti dell'intero ecosistema crypto.
Al momento della notizia sull'investimento, secondo quanto riportato da Cointelegraph, né Tether né Orionx avevano risposto alle richieste di commento sui dettagli dell'operazione. Ad oggi, non risulta alcuna dichiarazione pubblica di Tether o del suo CEO Paolo Ardoino specificamente sul caso della chiusura e della querela penale. Un silenzio che, di per sé, non prova nulla — ma che merita di essere segnalato, perché Tether aveva scelto di investire, in esclusiva, in una piattaforma che avrebbe visto respinta la propria autorizzazione regolatoria appena un anno dopo e che sarebbe collassata per un buco multimilionario riconducibile — secondo la querela, non ancora una sentenza — a due dei suoi vertici.
È importante essere precisi sul punto: non risulta alcuna prova, ad oggi, che Tether fosse a conoscenza delle irregolarità interne di Orionx al momento dell'investimento, né che ne fosse in qualche modo complice. Il fatto verificato è unicamente che ha finanziato in esclusiva l'azienda quindici mesi prima del suo crollo, e che non ha ancora commentato pubblicamente la vicenda.
La difesa degli accusati: "Rigettiamo categoricamente le accuse"
Zibert e Díaz non sono rimasti in silenzio. Il 4 settembre 2026, lo stesso giorno dell'annuncio pubblico della chiusura, i due hanno risposto direttamente ai clienti di Orionx tramite una email — non un comunicato ufficiale, ma un testo riportato dai media locali, tra cui La Cuarta (autore Paulo Quinteros).
Nella email, i due ex dirigenti scrivono testualmente: "Rechazamos categóricamente los cargos que se nos imputan. Nunca hemos actuado en contra de los intereses de nuestros clientes" — "Rigettiamo categoricamente le accuse che ci vengono mosse. Non abbiamo mai agito contro gli interessi dei nostri clienti".
Secondo la loro versione, i due avrebbero collaborato fin dalle prime segnalazioni delle inconsistenze contabili, e contestano che esista, testualmente, "certeza ni claridad" — certezza né chiarezza — sull'effettiva origine dei fondi mancanti. Chiedono inoltre che venga condotta un'indagine indipendente, con accesso completo a tutti gli antecedenti del caso.
È un punto che va riportato con lo stesso peso delle accuse: al momento, Zibert e Díaz sono accusati in una querela penale, non condannati. La ricostruzione on-chain descritta sopra proviene dalla querela stessa — cioè dalla parte che accusa — e non da una sentenza definitiva. La loro versione dei fatti, per quanto la ricostruzione documentale appaia solida, resta ancora da vagliare in sede giudiziaria.
Una data che non torna
Un dettaglio tecnico merita attenzione per completezza, anche se non cambia la sostanza della vicenda: nella ricostruzione cronologica contenuta nella querela, il report del comitato ad hoc interno risulterebbe datato 14 novembre 2025 — una data che precederebbe di mesi la scoperta del buco (27 agosto 2026) e che appare quindi come un probabile refuso, forse un 14 agosto 2026 mal trascritto. Non è stato ancora possibile verificare la data corretta tramite una fonte secondaria indipendente: il dettaglio non incide sulla sostanza dei fatti contestati, ma segnaliamo la discrepanza per trasparenza, in attesa di conferma.
Cosa resta da capire
Il caso Orionx mette insieme tre elementi che raramente si trovano insieme in una singola vicenda: un regolatore che aveva già bocciato l'autorizzazione della piattaforma, una ricostruzione on-chain dettagliata di movimenti sospetti durata anni prima di essere scoperta, e un investitore di primissimo piano — Tether — che ha scelto di finanziare in esclusiva l'azienda pochi mesi prima che tutto venisse a galla.
Non ci sono, ad oggi, prove che colleghino Tether alle presunte irregolarità interne. C'è però una domanda che resta aperta e che meriterebbe una risposta pubblica: quale due diligence è stata condotta prima di guidare in esclusiva un round di finanziamento in un exchange che, un anno dopo, si sarebbe rivelato privo di autorizzazione regolatoria e con un buco multimilionario nei conti dei clienti?
Il caso è ora nelle mani della magistratura cilena. Orionx ha chiuso. Zibert e Díaz respingono le accuse. Tether, finora, non ha detto nulla.
Fonti
- La Tercera, Maximiliano Villena, 4/9/2026 (due articoli: dettaglio querela/wallet/audit; annuncio chiusura e dichiarazione CMF)
- La Cuarta, Paulo Quinteros, 4/9/2026 (difesa Zibert/Díaz)
- Cointelegraph via Lookonchain (legame Tether — Serie A giugno 2025)